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Cultura e spigolature
- Aneddoti -

Modi di dire (italiani) ed espressioni (latine), a cura di Augusto Galassi
24-03-2010

Si è fatto trenta, facciamo trentuno !

 

Alla morte di Giulio II, nel 1513, salì al trono pontificio, col nome di Leone X, Giovanni dei Medici, grande “raccomandato di ferro”, trattandosi del figlio del grande Lorenzo.

 

Al momento dell’elezione, Giovanni dei Medici non era neppure sacerdote e possiamo dire che fu, almeno per alcuni giorni, il tempo cioè necessario per dargli l’investitura ufficiale di Vescovo, un papa sine cura (si veda, al proposito, tal termine).

Leone X fu uomo di mondo piuttosto che uomo di Chiesa; gli piacevano le feste mondane, le battute di caccia, famose quelle che venivano organizzate alla Magliana, con impiego di falconieri, di mute di cani, di bestie da soma per il trasporto dei bagagli e delle attrezzature da caccia.

 

Amava circondarsi di buffoni, giocolieri e poeti da strapazzo.

 

Vita lieta e spensierata ma anche costellata da gravi pericoli come accadde a quattro anni dalla sua elezione, quando, alcuni cardinali tramarono contro di lui una congiura per avvelenarlo.

 

Il complotto fu scoperto; alcuni cardinali furono giustiziati, chi per strangolamento chi per mazzolatura, altri, tra cui il celebre Cardinale Riario, quello del palazzo della Cancelleria, furono esiliati.

 

Leone X si trovò così a corto di Cardinali e volle assicurarsene un buon numero, a lui fedeli, nominandone in un sol colpo trenta; poi resosi conto di aver dimenticato un pretendente, cui teneva moltissimo, ne fece eleggere un altro, raggiungendo così il numero di trentuno.

 

Da qui, forse, il detto: ne abbiamo fatti trenta, facciamone trentuno.

 

 

 

Ultrà

 

Ultra è un avverbio latino che significa oltre, al di là, sia in senso spaziale che temporale.

Questo avverbio trasferitosi definitivamente in Francia durante la restaurazione (1814 – 1830) andò a comporre la parola ultraroyaliste, fautore dell’Ancien Régime.

Ha fatto poi ritorno in Italia, suo paese d’origine, perdendo

 -royaliste ma conservando l’accento, da cui il nostro ultrà che indica un appartenente o sostenitore di gruppi politici non rappresentati in parlamento.

Gli ultrà sono anche i tifosi più fanatici e, a volte pericolosi, di gruppi o clan come le squadre di calcio

 

 

 

 


Ad usum delphini

 

Delfino era il titolo dei nobili signori della regione storica francese del Delfinato; questo titolo fu ceduto, intorno al 1350, al re di Francia Filippo VI di Valois, designando da allora il primogenito del re e quindi l’erede al trono.

Il futuro re doveva essere rigorosamente educato e preparato, durante i suoi studi giovanili, a quelle che sarebbero state le sue funzioni di regnante.

A lui erano riservati solo libri convenientemente epurati ed emendati per la sua giovane età, erano i cosiddetti libri ad usum delphini.

 

Oggi l’espressione è stata estesa a quei testi, documenti e discorsi, essenzialmente politici che, opportunamente emendati, possono servire a una determinata parte politica o istituzione sociale.

   

 

 

 Lavoro da Certosino, pazienza Certosina

 

Con l’espressione “lavoro da certosino” s’intende un’attività che richiede precisione, impegno ma soprattutto tanta pazienza.

 

L’ordine monastico dei certosini fu creato da Brunone (San Bruno di Colonia) intorno al 1170, nella Valle di La Chartreuse nei pressi di Grenoble.

Le regole imponevano, oltre alle preghiere, una vita fatta di rinunce, mortificazioni e silenzio; proprio per la regola del silenzio, il lavoro dedicato alla coltivazione di orti e giardini, alla trascrizione dei manoscritti e alla falegnameria, era svolto dai monaci sempre isolati e mai in gruppo.

Si dirà: ma queste sono le regole comuni a tanti altri ordini come quello Benedettino, Cistercense, Francescano e così via; dove è la differenza? Perché si parla di pazienza certosina? Ed ecco svelato l’arcano: i certosini svolgevano, per indirizzo di scuola e per tradizione, un’attività particolare che richiedeva grande concentrazione e grande pazienza: l’arte dell’intaglio che consisteva nell’inserimento su una superficie di legno di noce, piccolissimi tasselli di avorio, di osso e di madreperla, ottenendo così una decorazione con motivi orientaleggianti; questa decorazione artistica era detta alla certosina.

 

 
 
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